Nuovi dettagli emergono dalle intercettazioni legate alle indagini sull'omicidio di Chiara Poggi. Le conversazioni, principalmente dell'autunno e inverno 2025, mostrano il clima di forte tensione vissuto dalla famiglia di Andrea Sempio dopo il suo nuovo coinvolgimento nelle indagini sulla morte della giovane, avvenuta a Garlasco il 13 agosto 2007.
Tra i momenti più intensi ci sono le parole della madre di Sempio, Daniela Ferrari, nei confronti di Chiara e della famiglia Poggi. In un momento di rabbia, la donna si lascia andare a un violento sfogo: «Maledetta Chiara, i Poggi e il porco (bestemmia) che non li fa morire... maledetta».
Questa frase si inserisce in un contesto di discussioni familiari in cui si parla spesso delle possibili conseguenze dell'inchiesta e degli accertamenti disposti dagli investigatori. Le intercettazioni documentano preoccupazioni e riflessioni private, ma il loro significato deve essere distinto dagli elementi che potrebbero avere rilevanza giudiziaria.
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Uno dei principali motivi di apprensione riguarda la posizione di Andrea. In una conversazione riportata da Il Giornale, Daniela Ferrari ipotizza le conseguenze di eventuali errori: «Se poi incasiniamo di più l'Andrea, andremo a portargli le arance in galera».
Il marito Giuseppe si concentra invece sugli esami genetici: «Il figlio non di sicuro, il figlio dipende tutto dal Dna». Parole che mostrano quanto il tema delle analisi scientifiche fosse presente nelle discussioni familiari. Andrea Sempio, da parte sua, ha continuato a respingere ogni coinvolgimento nell'uccisione di Chiara Poggi.
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Un altro episodio considerato dagli investigatori riguarda una conversazione del 2 novembre 2025. Giuseppe Sempio chiede al figlio informazioni su una chiavetta Usb. Andrea inizialmente risponde di non ricordarne una: «Ma io non avevo chiavette. Cioè, chiavette riferito a chi? Non ne avevo una di chiavetta». Il padre replica sostenendo che ne possedesse più di una. A quel punto Sempio precisa: «Ne avranno più di una, me ne hanno sequestrate tre o quattro».
Secondo quanto annotato dagli investigatori, durante questo scambio Andrea avrebbe mostrato agitazione, alzando anche il tono della voce. Gli inquirenti hanno inoltre messo il passaggio in relazione con alcuni soliloqui registrati mentre Sempio si trovava alla guida della propria automobile, nei quali compare il riferimento a un «video nella penna». Nell'impostazione investigativa questo elemento è stato esaminato anche rispetto all'ipotesi di un possibile movente di natura sessuale. Si tratta, tuttavia, di una ricostruzione formulata nell'ambito delle indagini e non dell'accertamento definitivo di un movente.
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Il Dna ritorna anche in una conversazione del 14 dicembre 2025. Daniela Ferrari riferisce di avere saputo dell'intenzione della famiglia Poggi di approfondire gli esami sulla catenina indossata da Chiara.
La donna ipotizza che l'oggetto possa avere raccolto materiale genetico presente nell'abitazione durante il trascinamento del corpo: «Magari è stata trascinata per terra raccogliendo materiale genetico dal pavimento e magari rompono le scatole a lui». La catenina rientra nel più ampio insieme dei reperti sui quali si è concentrata l'attenzione nell'ambito dei nuovi approfondimenti. Anche altri oggetti e gioielli che si trovavano sulla vittima sono stati presi in considerazione per eventuali ulteriori verifiche.
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In un'altra conversazione la madre prova a ragionare direttamente con Andrea sulle ragioni dell'omicidio. «Ma cosa può avere scoperto di così grave da farla ammazzare?», domanda. Sempio risponde spostando il ragionamento sulla percezione individuale di chi commette un gesto estremo. Secondo lui, qualcosa che appare irrilevante a una persona può essere considerato gravissimo da un'altra. Porta come esempio chi arriva a togliersi la vita per un esame universitario non superato, nonostante dall'esterno quell'insuccesso possa sembrare facilmente superabile.
Anche in questo caso si tratta di una conversazione privata acquisita durante le indagini: il contenuto non dimostra di per sé quale fosse il movente dell'omicidio né l'identità del responsabile.
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Daniela Ferrari contesta anche gli accertamenti antropometrici effettuati sul figlio a distanza di quasi vent'anni dal delitto. La donna si domanda perché verifiche analoghe non siano state eseguite su Alberto Stasi e sottolinea come, nel frattempo, la corporatura di Andrea sia cambiata.
A suo dire, un elemento sarebbe invece rimasto invariato: il numero di scarpe, il 44, lo stesso che Sempio avrebbe avuto all'epoca dell'omicidio.
La questione assume rilievo perché gli investigatori hanno lavorato anche sulla compatibilità tra alcune caratteristiche fisiche di Sempio e le tracce repertate nella villetta dei Poggi. Nelle conclusioni investigative depositate nel 2026 è stata presa in considerazione anche una traccia di calzatura.
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Un capitolo particolarmente delicato delle conversazioni riguarda Luciano Garofano, ex comandante del Ris e per un periodo consulente della difesa di Sempio. Secondo Daniela Ferrari, Garofano e l'avvocato Gian Luigi Tizzoni, legale della famiglia Poggi, avrebbero avuto timore che potesse emergere «un'altra verità rispetto alla colpevolezza di Stasi». Si tratta dell'opinione espressa dalla donna durante una conversazione intercettata, non di un fatto accertato.
Ferrari contesta inoltre l'atteggiamento tenuto rispetto alla cosiddetta impronta 33, la traccia individuata sulle scale della villetta di via Pascoli. A suo giudizio, un consulente incaricato dalla famiglia avrebbe dovuto seguire una linea differente, anche perché riteneva che l'elemento centrale dell'accusa nei confronti del figlio fosse rappresentato dal Dna. Le parole mostrano le divergenze sorte attorno alla strategia difensiva e all'interpretazione degli elementi scientifici acquisiti nel corso dell'inchiesta.
Link to La telefonata di SaponeLa telefonata di Sapone
Tra i passaggi contenuti negli atti compare infine il nome di Silvio Sapone, sottufficiale dei carabinieri. Sempio racconta che una persona indicata come «Armando» sarebbe riuscita a recuperare alcune intercettazioni telefoniche e gli avrebbe riferito che una conversazione con Sapone non risultava registrata perché la telefonata sarebbe avvenuta prima dell'inizio delle intercettazioni.
Andrea aggiunge che Sapone gli avrebbe proposto di parlarsi fuori dalla caserma. Una circostanza che, secondo quanto afferma nella conversazione, lo avrebbe insospettito al punto da preferire di rivolgersi a Soldani.
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