Lavitola ammette: «Sono io dietro l'attentato a Ranucci, l'ho fatto per la sua sicurezza»

Sigfrido Ranucci è stato vittima di un attentato, e Valter Lavitola ha confessato al giudice di esserne il responsabile. «Era per il suo bene», ha dichiarato, spiegando che voleva incrementare la protezione del giornalista.

Lavitola ammette: «Sono io dietro l'attentato a Ranucci, l'ho fatto per la sua sicurezza»

Valter Lavitola ha confessato di aver orchestrato l'attentato contro Sigfrido Ranucci. La sua ammissione è avvenuta durante un interrogatorio davanti al giudice, segnando un punto di svolta nell'inchiesta sull'esplosione avvenuta davanti alla casa del giornalista a Pomezia.

Secondo quanto riportato dai suoi avvocati e dai media, Lavitola ha riconosciuto di aver pianificato l'attacco, ma ha fornito una motivazione diversa da quella ipotizzata dagli investigatori: il suo intento, ha sostenuto, era di proteggere Ranucci aumentando il livello della sua sicurezza.

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Questa motivazione rende la confessione particolarmente complessa. Lavitola avrebbe dichiarato di aver agito per salvaguardare l'incolumità del conduttore di Report, creando un evento abbastanza serio da spingere le autorità a potenziare la sua protezione.

Una versione che l'avvocato di Ranucci ha definito "incredibile" e che solleva nuovi dubbi sul rapporto tra il presunto mandante e il giornalista.

Resta da verificare se questa spiegazione sia coerente con le prove raccolte dalla Procura e con la ricostruzione dell'attentato emersa finora.

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Durante l'interrogatorio, Lavitola ha anche negato che l'attentato avesse un movente politico.

La sua versione si discosta quindi dalle ipotesi avanzate nei mesi precedenti sul possibile significato dell'attacco a Ranucci. Secondo l'ex editore, l'unico scopo era quello di aumentare la protezione del giornalista.

Una spiegazione che ora dovrà essere confrontata con gli altri elementi dell'indagine e con le conclusioni degli investigatori.

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L'attentato risale all'ottobre 2025, quando un ordigno esplose davanti all'abitazione di Ranucci a Pomezia, causando danni ma nessuna vittima.

Dopo mesi di indagini, gli investigatori avevano identificato diversi presunti esecutori e successivamente si erano concentrati su Lavitola, ritenuto il mandante dell'operazione.

L'imprenditore è stato arrestato di recente. Ora la sua confessione cambia radicalmente il quadro dell'inchiesta.

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La confessione risolve, almeno a livello di dichiarazioni, una delle principali domande dell'indagine: chi ha commissionato l'attentato?

Ma apre immediatamente nuovi interrogativi. Perché organizzare un attentato per ottenere una maggiore protezione? Chi avrebbe dovuto beneficiare dell'aumento della scorta? E soprattutto, Ranucci era completamente ignaro del piano?

Questi interrogativi saranno al centro della prossima fase dell'inchiesta.

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La confessione di Lavitola non implica che Ranucci fosse a conoscenza dell'attentato. Al contrario, la ricostruzione attuale indica il giornalista come bersaglio dell'azione, non come suo ideatore.

Questo punto dovrà essere chiarito definitivamente dagli inquirenti e dalla magistratura, anche alla luce delle dichiarazioni rese oggi dall'ex editore.

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La confessione di Lavitola rappresenta un passo importante ma non conclusivo. La Procura dovrà verificare la sua versione confrontandola con intercettazioni, accertamenti tecnici, rapporti con altri soggetti coinvolti e la ricostruzione dell'attentato.

Per ora, un fatto è certo: Valter Lavitola ha ammesso davanti al giudice di essere il mandante dell'attentato a Sigfrido Ranucci, sostenendo però di averlo fatto per proteggerlo. Una spiegazione che inevitabilmente diventerà uno dei punti centrali dell'inchiesta.

 

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